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Pane cafone

Lunga lievitazione, lievito madre, impasto rustico e alveolato cotto in forno a legna: ecco le caratteristiche del pane cafone, il pane napoletano.

Non c’è nessuno a Napoli e, più in generale in Campania, che non conosca la ricetta del pane cafone. Anche noto come pane dei Camaldoli perché secondo la tradizione è proprio su questa collina della periferia della città a essere stato preparato per la prima volta, si caratterizza per via delle dimensioni consistenti (pensate che può arrivare a pesare anche 4 kg!), per la crosta spessa 1 cm e per l’alveolatura della mollica.

Il rispetto di queste caratteristiche, insieme alla preparazione con lievito madre e alla cottura in forno a legna, fanno del pane cafone un Prodotto Agroalimentare Tradizionale. Si tratta infatti di una ricetta tipica, preparata con un metodo antico che negli anni non ha mai subito grosse modifiche. Vediamo come preparare il pane cafone fatto in casa.

Ingredienti

Per il pane cafone

  • Farina 0 – 800 g
  • Semola rimacinata di grano duro – 200 g
  • Lievito di birra fresco – 7 g
  • Acqua – 750 ml
  • Sale fino – 20 g
  • Olio extravergine di oliva – 20 g

Preparazione

Pane cafone

1

Per prima cosa sciogliete il lievito di birra fresco con poca acqua a temperatura ambiente.

2

Unite la restante acqua tenendone da parte solo 50 g per dopo.

3

Unite le due farine e mescolate prima con un cucchiaio e poi a mano. Non preoccupatevi se vi sembra troppo appiccicoso: è giusto che sia così. Se avete la planetaria potete utilizzarla dopo aver montato il gancio a spirale – vi agevolerà moltissimo.

4

Sciogliete il sale nell’acqua rimasta, uniteli al composto e mescolate. In ultimo incorporate anche l’olio.

5

Trasferite in una ciotola ben oliata e mettete in frigorifero, coperto da pellicola, per tutta la notte (minimo 12 ore).

6

Il giorno seguente rovesciate l’impasto sulla spianatoia ben infarinata con la semola e fate due giri di pieghe a tre. Formate una palla e rimettetelo a lievitare per mezz’ora a temperatura ambiente.

7

Spostatelo di nuovo sulla spianatoia, allargatelo leggermente a formare un rettangolo e arrotolatelo. Questo passaggio darà ulteriore forza all’impasto. Volendo potete anche dividere il lievitato in due e ottenere due filoni di pane.

8

Metteteli a lievitare su una teglia rivestita di carta forno e spolverizzata con abbondate semola avendo cura di mantenere la chiusura del filone rivolta verso l’alto. Lasciatelo nel forno spento con la luce accesa fino a che non sarà raddoppiato di volume – circa un’ora.

9

Con delicatezza, capovolgete il filone sulla teglia sempre ben infarinata e cuocete prima a 250°C per 20 minuti, poi a 180°C per altri 45 minuti socchiudendo la porta del forno con il manico di legno di un cucchiaio. Nel caso di due filoni la seconda fase della cottura richiede solo 30 minuti.

10

Per capire se il pane è cotto alla perfezione toglietelo dal forno e picchiettate con le dita sotto di esso: dovrà uscirne un suono sordo, quasi vuoto.

11

Fatelo raffreddare completamente su una gratella prima di procedere al taglio.

Vi lasciamo anche un video con tutti i passaggi per guidarvi nella realizzazione di un ottimo pane.

Origini del pane cafone: perché si chiama così

Il pane cafone viene chiamato così in contrapposizione al pane aristocratico. Quest’ultimo, di origine francese, veniva preparato con farine bianche e molto raffinate, era di colore bianco candido, quasi totalmente privo di crosta e morbidissimo.

Il pane cafone invece era un pane rozzo, contadino, preparato con farine poco raffinate che in cottura assumevano un colore grigio scuro. Aveva una crosta spessa, ma questo era da considerarsi positivo perché permetteva di allungare di molto i tempi di conservazione. A tal proposito infatti è noto anche con il nome di pane a ott, proprio perché poteva durare fino a otto giorni.

Per quanto riguarda invece l’origine del nome, pare che cafone sia da ricondurre al termine dialettale ca’fune, ossia con la fune. Difficile dire se la fune, il laccio, di cui si parla sia quello che legava la valigia dei contadini che arrivavano in città o quella con cui, sempre i contadini, portavano verso le campagne gli animali acquistati al mercato. Certo è che con il passare degli anni il termine è rimasto e si usa per indicare qualcosa di rozzo, grossolano, proprio come questo pane di Napoli.

Vale una menzione anche il pane cafone di Camaldoli, preparato dai monaci dell’omonimo monastero e utilizzato per sfamare i pellegrini.

Conservazione

Questo pane napoletano si conserva in un sacchetto di carta per una settimana. In alternativa è possibile congelarlo, già porzionato, fino a 6 mesi.

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