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Tajarin al tartufo bianco d’Alba: la ricetta dei tagliolini

Tajarin al tartufo bianco d'Alba: la ricetta dei tagliolini

I tajarin al tartufo bianco sono un primo piatto raffinato tipico della cultura piemontese, ideale per ogni occasione e facile da fare.

Oggi prepariamo dei deliziosi tajarin al tartufo bianco, una ricetta dal sapore raffinato e che sicuramente stupirà tutti i vostri ospiti a cena. Per questa ricetta prepareremo da zero i tajarin, nome con cui vengono chiamati i tagliolini in Piemonte, e che andremo a condire con una semplice salsa al burro e aromatizzata al tartufo bianco d’Alba, prodotto dell’eccellenza italiana, direttamente dalle Langhe piemontesi. Provate anche voi a preparare questa deliziosa pasta al tartufo, semplice da fare ma di grande effetto!

Preparazione dei tajarin al tartufo

  1. Iniziate preparando la pasta fresca. Su un piano da lavoro versate tutta la farina e realizzate un buco al centro (la fontana) dove verserete tutti i tuorli.
  2. Iniziate a impastare prima con la forchetta, poi a mano, fino a ottenere un impasto morbido e omogeneo. All’inizio l’impasto risulterà abbastanza duro e difficile da lavorare, se continuando a impastare non dovesse diventare più morbido aggiungete ancora tuorli oppure un goccio di acqua.
  3. Una volta ottenuto il vostro panetto avvolgetelo in un canovaccio o nella pellicola trasparente e lasciatelo riposare 1-2 ore in un luogo fresco.
  4. Passato il tempo di riposo riprendete il panetto di pasta e stendetelo con il mattarello o con un’apposita macchinetta. La pasta dovrà essere il più sottile possibile.
  5. Tagliate tanti rettangoli di circa 30 cm di lunghezza e lasciateli riposare sul piano da lavoro infarinato qualche minuto.
  6. Andiamo a tagliare la pasta. Per farlo sovrapponete 2-3 rettangoli dopo averli infarinati bene in modo che non si attacchino tra loro.
  7. Arrotolateli dal lato corto e tagliate i tajarin il più sottilmente possibile (massimo 2-3 mm di spessore).
  8. Dopo averli tagliati srotolateli e infarinateli nuovamente separandoli bene tra loro e lasciateli momentaneamente da parte. Procedete in questo modo con tutti i rettangoli di pasta realizzati.
  9. Continuate il piatto pulendo il tartufo, spazzolatelo con un pennellino da cucina o uno spazzolino, così da rimuovere i residui terrosi sulla superficie. Per farlo potete anche passarlo sotto un filo d’acqua, ma ricordate di asciugarlo subito con un canovaccio pulito.
  10. Mettete su una pentola di acqua e portatela a bollore, poi calate i tagliolini e fateli cuocere 1-2 minuti dalla ripresa del bollore.
  11. In una padella a parte fate sciogliere bene il burro, poi versate direttamente la pasta scolata al dente.
  12. Mantecate bene aggiungendo, al bisogno, un mestolino di acqua di cottura e impiattate.
  13. Infine grattate su ogni piatto dai 6 ai 10 g di tartufo bianco a persone prima di servire in tavola.

Ed ecco una videoricetta per preparare il piatto da zero, in questo caso preparando la pasta sia con tuorli che con le uova intere:

E se vi è piaciuta questa pasta tipicamente piemontese e volete scoprire altre ricette con il tartufo bianco, provate anche la nostra fonduta di tartufo: golosa e ideale per una cena conviviale!

Conservazione

Consigliamo di consumare al momento il primo piatto di pasta con tartufo. Sconsigliamo la conservazione in frigo o in freezer.

Storia del piatto

Non abbiamo una testimonianza che riesca a datare l’origine di questo primo piatto di pasta, realizzato con elementi caratteristici del luogo e che oramai è conosciuto lungo tutto lo stivale. Due sono gli elementi significativi: i tajarin e il tartufo bianco. I primi sono una pasta all’uovo molto più gialla della classica pasta fresca, questo per la presenza dei tuorli. I puristi, infatti, sembrano affermare che questo formato venisse, e venga tutt’ora, preparato utilizzando semplicemente i tuorli. Ci sono tuttavia diverse scuole di pensiero a riguardo, c’è infatti chi li prepara sia con tuorli che con le uova intere. Anche la farina utilizzato è, come da tradizione, la classica farina di frumento, tuttavia alcuni la realizzano con un percentuale di semola di grano duro.

Passiamo ora al tartufo bianco d’Alba, il più famoso e rinomato in Italia e probabilmente anche in tutto il mondo. La nomenclatura di questo prodotto arriva nel 1929 e, da allora, il tartufo bianco d’Alba ha aumentato anno dopo anno la sua fama e valore.

Il connubio tra questi due elementi locali era inevitabile, con l’aggiunta di una piccola quantità di burro per legare tutto assieme e rendere il primo piatto irresistibile.


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